In Valtellina c’è uno dei migliori 50 negozi del mondo

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È sicuramente per il famoso formaggio bitto, ma anche per il vino selezionatissimo, la pasta fatta a mano, la polenta e i salumi che la Bottega Fratelli Ciapponi di Morbegno, in provincia di Sondrio, Valtellina, è stato selezionato dal “Financial Times” fra i 50 migliori negozi di alimentari del mondo. «Entrare in Ciapponi è come camminare su un set di Baz Luhrmann. C’è dal 1883 e la segnaletica originale del XIX secolo è ancora presente; gli scaffali traboccano di formaggi, tutti stagionati nelle cantine sotto la bottega», scrive Emiko Davies.

«Non immaginavamo di comparire in quell’elenco», ci spiega Paolo Ciapponi, nipote del fondatore e, oggi, titolare del negozio, insieme al cugino Paolo e al figlio Stefano. «Un amico ha girato il link a mio figlio. Ed è stata una bella soddisfazione. Negli anni diverse riviste di settore ci hanno segnalato, ma non era mai successo con una testata economico-finanziaria».

In che modo riuscite a mantenere l’eccellenza?
«Abbiamo sempre puntato sulla qualità: sotto il negozio abbiamo tre piani di cantine di vino e due di formaggi, che selezioniamo e stagioniamo noi. Non facciamo nemmeno e-commerce, proprio perché ci piace che il cliente entri nella bottega, faccia due parole con noi e assaggi i prodotti».

Quali requisiti devono avere i vostri prodotti?
«Devono essere di qualità. Il formaggio lo selezioniamo dagli arpeggi migliori e lo invecchiamo noi. Anche gli altri prodotti, come il vino, il miele, le marmellate e i dolci, sono stati scelti con cura. I nostri prodotti sono soprattutto valtellinesi, anche se, ovviamente, in cantina ho anche bottiglie dalla Toscana al Piemonte, oltre ai vini francesi. Ma la stragrande maggioranza dei nostri prodotti sono locali e selezionati direttamente da noi: non compriamo mai a scatola chiusa».

Il “Financial Times“ esalta il vostro bitto.
«Sì, è il nostro punto di forza. Viene prodotto solo nei tre mesi estivi, in montagna, ad alta quota: è un formaggio d’alpeggio, grasso, con piccola percentuale di latte di capra. Noi lo ritiriamo fresco dagli alpeggi migliori e lo facciamo invecchiare. All’ottimo risultato contribuisce sicuramente il fatto che le mucche che producono il latte che si usa per il bitto mangino erba fresca di montagna».

Avete risentito anche voi della pandemia?
«Per fortuna non abbiamo mai chiuso, anche se non c’erano turisti, che rappresentano una grande fetta della nostra clientela. Soprattutto nel primo lockdown, ho venduto molto zucchero, pane e riso, facendo anche le consegne a domicilio. Ci siamo un po’ reinventati, temporaneamente, e ce la siamo cavata, siamo sopravvissuti. E credo che adesso si ripartirà alla grande: le persone hanno voglia di tornare a vivere, viaggiare e visitare».

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