Le meraviglie della Toscana

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«Sapete qual è la caratteristica distintiva della Toscana?», domanda Vittoria Ferragamo. «La qualità in ogni cosa, dall’agricoltura all’ospitalità». Per lei, cresciuta in una delle famiglie dell’alta moda italiana, e dedicata all’azienda agricola con resort Il Borro, la sua terra è la sintesi perfetta di sostenibilità, natura e vita all’aperto. «Amo i cavalli, l’orto, le vigne e le cantine. Amo i nostri boschi e i calanchi. E penso che sia arrivato il momento di fermarsi a riflettere sulle ricchezze che abbiamo il privilegio di godere. Secondo me, non basta più passeggiare e contemplare: bisogna approfondire la storia dei luoghi. Solo così possiamo apprezzarli e difenderli con convinzione. La Toscana ha avuto la fortuna di non essere stata devastata come altre regioni da un’industria invadente, anche quando non c’era ombra della sensibilità ecologista di oggi. Bisogna proteggerla».

Montemagno di Calci Pisa, Foto di Giacomo Bretzel

Non si può dire vai a Firenze prima di Lucca, o a Pisa prima di Grosseto o ancora vai alle Crete Senesi ma non in Maremma. «Ogni luogo è a suo modo speciale, e merita il viaggio. Ogni posto ha sue eccellenze uniche», prosegue Salvatore Ferragamo, fratello di Vittoria, che al Borro si occupa della produzione vinicola biologica e dell’ospitalità. «La Toscana ha richiami di ogni tipo: cultura, arte, architettura. È semplicemente un museo a cielo aperto. Personalmente sono molto legato all’Argentario con il suo mare cristallino: non ha nulla da invidiare ai Caraibi, garantisco. E il Valdarno, dove lavoro, è ancora esordiente dal punto di vista turistico». Salvatore ride mentre cita Dante, che nel Canto XIV del Purgatorio proclamava che persino l’Arno, curvando, evita Arezzo. Come padre fondatore dell’italiano volgare, il sommo poeta fiorentino ha insegnato l’arte bellica del linguaggio, che ferisce il nemico con precisione. Tant’è che anche ora, a settecento anni tondi dalla morte avvenuta nel 1321, si imparano a memoria i suoi versi da usare all’occorrenza, come si addice (e si perdona) a un toscanaccio.

«Invece Arezzo – continua Salvatore – è una città incantevole, con gli affreschi di Piero della Francesca nel Palazzo del Comune e nella Basilica di San Francesco, e le piazze che si trasformano in bazar dell’antiquariato la prima domenica del mese o in raduno medievale quando si disputa la Giostra del Saracino con i cavalieri armati di lance, gli sbandieratori e i rulli di tamburo». Ma c’è un argomento che più di altri illumina il volto dei toscani: la cucina. «Il suo segreto è l’autenticità», spiega Salvatore. «I nostri prodotti arrivano sempre da vicino, sono genuini. E possiamo condirli con olio di altissima qualità. Non ci rendiamo conto della fortuna che abbiamo, perché bellezza e bontà fanno parte del nostro quotidiano». Ci lascia con una curiosità: «La prossima volta che andate in Valdarno, ordinate lo stufato alla sangiovannese, con vitello e spezie: quando fuori fa freddo e c’è la nebbiolina che vela tutto, riscalda il cuore».

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