Pionieri che guardano al futuro: lo storytelling del vino e della natura

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I pionieri sono figure fondamentali per “andare avanti”. Senza badare troppo ai giudizi degli altri, proseguono per la propria strada, aprendo percorsi fino a quel momento possibili, ma inesplorati. A volte non trovano nulla e tutto finisce lì. Altre volte, invece, scoprono  tesori che poi diventano ricchezza condivisa con tutti. Ad aprire una strada, ad esempio, è stato in Italia il produttore di vino Gianfranco Torelli, oggi consigliere di amministrazione del Consorzio Asti Docg. Nel 1991 la Comunità Economica Europea dettava le prime norme di coltivazione biologiche per gli stati membri. A partire dall’annata successiva le aziende vitivinicole che dimostravano di avere almeno tre anni di coltivazione con “metodo bio” hanno avuto la possibilità di certificare i propri vini come “ottenuti da uve da agricoltura biologica”. Tra queste poche aziende, Torelli nel gennaio 1993 ottenne la certificazione T000001 per il Moscato d’Asti 1992. “E’ nato così nelle nostre cantine – racconta – il primo vino certificato in Italia. Proprio in queste stesse terre dove sono nate le prime bollicine italiane, terre riconosciute dall’Unesco come Patrimonio mondiale dell’umanità per i paesaggi vitivinicoli. Insomma, la scelta del  bio è stata per me una scelta naturale, figlia di un mio percorso ambientalista fin dall’adolescenza, per difendere il fiume Bormida dall’Acna di Cengio. Ho sentito per la prima volta il termine terroir negli anni Ottanta, alla scuola enologica di Alba, e mi sono posto delle domande: se non torniamo al rispetto per la terra, eliminando i prodotti di sintesi, possiamo veramente pensare che i nostri vini vincano la sfida? Allora eravamo in pochissimi a chiedercelo, ma oggi (per fortuna) è cambiata la sensibilità generale. Qui tutti si impegnano per condurre  un’agricoltura molto attenta all’ambiente, anche se c’è ancora molta strada da fare. Come Consorzio, stiamo pensando a certificazioni di sostenibilità ambientale riferite a tutto il territorio. L’uomo ha sempre un impatto ambientale, più o meno importante. Dobbiamo ragionare su questi temi, nelle città e nelle campagne: la sostenibilità passa attraverso una scelta di agricoltura attenta e responsabile, ma anche attraverso accorgimenti (come nidi artificiali per gli uccelli selvatici, per esempio) utili davvero per tutti. Anche nella vigna va difesa la biodiversità: è importante che accanto ai filari ci siano fiori, alberi da frutta e persino qualche vignetta a fumetti”.

Perché anche le vignette possono contribuire a raccontare il mondo del vino e del bio in modo alternativo. Insieme a Gianfranco Torelli, infatti, l’architetto-designer e vignettista Roby Giannotti  ha intrapreso un interessante (e curioso) percorso di divulgazione. “Da diversi anni tra i filari di San Grato – spiega – sono presenti quaranta vignette sul  tema del vino esposte in permanenza all’aperto, per poter sorridere bonariamente con un bel bicchiere. Abbiamo anche scritto un vero libro a fumetti e ogni anno organizziamo laboratori di fumetti per bambini e per adulti tra le vigne e nel 2017 abbiamo realizzato tra i filari la vignetta più lunga d’Italia, una striscia di settanta metri tutta dedicata al vino”. Importante è comunicare “l’autenticità delle storie. Se sono autentiche, la storia arriva a chi legge. Non ho realizzato le vignette nel chiuso del mio ufficio, ma ho girato tra i filari, d’estate e di inverno, per tradurre l’autenticità del lavoro di Gianfranco e della sua famiglia nelle mie tavole a fumetti”. Insomma, un lungo racconto che si avvale dell’arte del raccontare. E in questo ambito, pioniere in Italia è stata Scuola Holden di Torino: “Lo stortytelling – spiega l’autore e regista Alessandro Avataneo, docente di Storytelling per Scuola Holden  – non è un’arma che serve ad ingannare, ma è uno strumento potentissimo. IL nostra stessa percezione della realtà è frutto di molte storie. Non possiamo avere esperienza di tutto il mondo e così riempiamo gli spazi bianchi proprio con le storie narrate da chi ci è vicino o lette in un libro. Le storie più antiche che ci arrivano dal passato rappresentano l’unico elemento rimasto di civiltà ormai scomparse. Dentro le storie mettiamo noi stessi, come in un messaggio in bottiglia che è in grado di attraversare gli oceani del tempo”. E il vino ha un grande potere di narrazione: “Il vino – conclude Avataneo – è già in sé una storia di alleanza tra uomo e natura. Esprime la fatica dell’allevatore ma anche un territorio e un particolare clima, che poi si libera quando si apre la bottiglia e lo narra attraverso l’olfatto, il senso più potente. Il vino è un oggetto culturale molto complesso, molto prezioso e ci offre una ricchezza incredibile,  una infinita possibilità di racconti”.

Potete rivedere il talk dedicato raccontato da Gianfranco Torelli, Roby Giannotti, Alessandro Avataneo.

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