Vigneti e giardini viaggiando attraverso l’Italia: disegnare il paesaggio per creare bellezza

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Uomo e natura che collaborano insieme per creare bellezza, anche preservando la biodiversità in quel meraviglioso scrigno che è l’Italia. E’ possibile e, almeno in parte, sta già accadendo secondo i protagonisti dell’incontro Vigneti e giardini viaggiando attraverso l’Italia: disegnare il paesaggio per creare bellezza nell’ambito dell’evento digitale Il futuro che ci aspetta

“Il riconoscimento internazionale del patrimonio enogastronomico del nostro Paese – ha spiegato Stefano Marzotto, Presidente Zignago Holding – coronerebbe gli sforzi di più di una generazione di vignaioli, agricoltori e allevatori italiani. Del resto, l’Italia ha tutto per meritare questo: in nessun altro Paese al mondo si trova una biodiversità così marcata, con migliaia di specie autoctone, e con una tale variazione di microclimi e di suoli. Siamo certamente lo stato in Europa col maggior numero di piante e di semi autoctoni, frutto della presenza di centinaia di nicchie ecologiche dovute alla natura stessa del nostro territorio, in larga parte montuoso e collinare. Questo porta a centinaia di prodotti alimentari unici e diversi che arricchiscono la nostra tavola e sono responsabili della qualità della nostra vita e della nostra salute”.

Una ricchezza che si trova anche tra i filari: “L’Italia – continua Marzotto – ospita e nutre la cultura del vino da migliaia di anni. In più stiamo parlando di quasi 600 vitigni autoctoni di cui gli Italiani stessi ignorano l’esistenza. Questo per dire che a voler raccontare in un singolo “grand tour” il vino italiano rischieremmo di lasciar fuori tantissime realtà eccezionali”. Il  gruppo Santa Margherita, da 86 anni, sta costruendo un mosaico enologico, un giardinetto di territori che raccontano la nostra Italia del vino. “Partendo dai nostri territori d’origine – il Veneto orientale e le colline di Conegliano Valdobbiadene – ci siamo portati in Alto Adige, sul Lago di Garda, in Franciacorta, nel Chianti Classico, in Sicilia e in due dei territori più autentici e selvaggi ancora rimasti in Italia: Maremma e Sulcis iglesiente sardo. Certo, ci sono tantissimi altri territori di assoluto pregio in Italia, ma questi sono – appunto – una parte di questo mondo così ricco. Ne aggiungeremo altri e questo sarà il compito della mia generazione e il nostro lascito alla prossima. Noi riceviamo in eredità un bene che custodiamo per i nostri figli, la Terra. Questo vale per ciascuno di noi. E questo è stato il primo insegnamento di nostro nonno Gaetano: la terra va difesa, va protetta, va alimentata, va curata”. 

I vigneti diventano così veri e propri giardini, inseriti in modo armonico e sostenibile, nei nostri paesaggi. “Una vigna ben curata rappresenta maggiormente un giardino rispetto a molti altri giardini che esistono in giro. Una vigna infatti – spiega il paesaggista e garden designer Antonio Perazzi –  rispetta regole ambientali molto ferree, finalizzate alla qualità del prodotto ma anche alla relazione con il territorio. E’ venuto il momento di dare qualità all’ambiente con dei progetti che siano operazioni artistiche create in collaborazione con l’ambiente. Quando si progetta un giardino è più significativa la parte non progettata rispetto a quella che viene cambiata direttamente con l’intervento umano”. D’altra parte, continua Perazzi, “ho iniziato a fare questo mestiere per amore delle piante. Il misto tra selvatico e disegnato dall’uomo è la parte bella ed è anche il futuro, soprattuto per l’Italia”.

Da questa ricchezza ecologica nasce anche la ricchezza enogastronomica: “Abbiamo la possibilità di fare tante cose in cucina e questo lo dobbiamo alla cultura in senso esteso, anche quella del selvatico, quella che ogni tanto ci porta a concentrarci esclusivamente sui sensi di colpa verso ambiente. L’Italia, in realtà, non ha mai avuto tanti boschi come oggi. E non solo cerchiamo di conservarli, ma li ripiantiamo, ben consapevoli di quanto siano importanti i corridoi ecologici per garantire un macro sistema naturale, di cui facciamo parte anche noi. Anche il lavoro in agricoltura fa parte della natura: forse nel 2021 dovremmo ricordarcelo un po’ di più”.

La bellezza della biodiversità può diventare anche motivo di investimento, fonte di nuove attività imprenditoriali e attrattiva turistica. L’enoturismo, prima della pandemia, era in piena espansione e la  crescita era stata del 48% nel 2019 rispetto al 2018, con 14 milioni di persone coinvolte ed un fatturato di 2,5 miliardi di euro. Come spiega Alessandro Marzotto,  Cà Maiol Brand Manager & Santa Margherita Gruppo Vinicolo Business Developer, “se puntiamo a difendere con ancora maggiore forza l’ambiente e la biodiversità agroalimentare italiana diventa importante capire come possiamo finanziare tutto questo. Bisogna mettere questi imprenditori nelle condizioni di poter scegliere senza subire perdite economiche. In questo, l’enoturismo può rappresentare una grande risposta in grado di dare risorse vere ai produttori. Del resto, i consumatori sono alla ricerca di un legame col vino che sia più profondo e che sia il meno intermediato possibile. Vogliono toccare con mano, vogliono capire non soltanto come nasce un vino ma anche quali sono, e come vengono evidenziati, i fattori che fanno la differenza fra un vino e un altro. E in questo, il territorio è la grande unicità che ogni produttore può valorizzare. Questo implica un cambio culturale, di mentalità: non più soltanto produttori e imprenditori, ma anche custodi, difensori di un territorio, di una specialità agroalimentare, di una tradizione gastronomica e culinaria”.

Potete rivedere il talk QUI

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